30 novembre 2006

Da grandi vogliamo diventare la tua band preferita



Quando da queste parti si sta in silenzio c'è sempre un motivo dietro. C'è sangue e sudore, il confrontarsi con un sé allo specchio e uscirne di regola con le ossa rotte. Anche quando dico qualcosa però c'è un perché. Piccolo, banale e personalissimo, c'è.
Ieri sera al Circolo degli Artisti alla prima serata di Sporco Impossibile post Com.on hanno suonato i due annunciati gruppi ospiti stranieri, Amycanbe e Sant'Antonio Stuntmen, più le due realtà romane giovani per un pubblico giovane, Carpacho e Il dentro e il fuori e il box 84. Se mi sono concesso il lusso di ignorare quasi del tutto i secondi e i quarti - rumore rumore rumore, finto funk e un senso che sfuggiva - ho ascoltato quanto ho potuto Amycanbe e Carpacho. Avevo sentito i Carpacho distrattamente ma abbastanza a lungo, senza fino a poco tempo fa neppure immaginare che potessero essere accolti così anche a nord di Firenze. Oltre la mezzanotte il quartetto capitolino, pur reggendo bene sulle spalle il peso di quella sorta di cazzeggio istituzionale che lo contraddistingue, si è dimostrato forse troppo approssimativo nella resa dal vivo. Nonostante gli intoppi tecnici e i continui richiami al fonico, il teatrino di tastiera, chitarra e trombone ha comunque detto in versione pop, colorata ma arruffata, canticchiabile ma curata nei testi, quel che c'era da dire. In modo paradossalmente più efficace nei momenti melodici che in quelli da parolai rockettari.
Gli Amycanbe, giunti a noi da Ravenna, sul palco primi tra i primi, per me sono stati un'illuminazione. Me, che andavo impreparato, ricco della sola esperienza di un paio di pezzi ascoltati grazie a Polaroid e altri due, forse, su MySpace. Hanno inondato tutto di malinconia e mezzi sorrisi, con la grazia e la melodia dei Belle and Sebastian, una voce morbida ma disciplinata che è punto di incontro tra Isobel Campbell, forse Cat Power, Joanna Newsom e Kazu Makino - quando verso la fine ho sentito in qualche modo l'indie pop toccare il rock in minore più intimo e sensuale dei Blonde Redhead. Due chitarre, voce, una tromba e un clarinetto, elettronica vitale ma discreta per un abbraccio musicale che valeva da solo l'intero biglietto. Per il resto è stato tutto un parlare di MySpace, blog e podcast.

Visita il MySpace degli Amycanbe
Visita il MaiSpéis dei Carpacho
Guarda qualche foto di Sporco Impossibile

23 novembre 2006

Quelli di SdC

Serata musicale del festival di scienze della comunicazione, serata musicale come spettatore in campo nemico. Non c'è più gusto a prenderli per i fondelli, quelli di SdC, così come sono fatti, prestandosi tanto bene a sberleffi e basse parodie. Ascoltati distrattamente gli Oink, erano loro quelli a metà strada tra la Banda Bardò e i Rammstein? Il filtro delle pareti esterne del Circolo smorzava il suono. I Silence is Sexy invece sono adorabili. Da seguire e risentire. Hanno come muse ispiratrici una manciata dei gruppi che preferisco, dai Lali Puna ai Múm passando per i Postal Service. Mi hanno detto suoneranno di nuovo al Jailbreak il 5 dicembre insieme a diversi buoni esempi di quella che oggi potrebbe essere considerata la nuova scena romana - quella vera, non quella delle riviste.
Questa sera, prima durante e dopo la festa di addio di lacrime e musica degli Arab Strap, al Live Loud ci sono i dischi e c'è da bere.

17 novembre 2006

Prossimamente

Se c'è dell'altro segnalate pure nei commenti, poi aggiorniamo il post.
* Kieran Habden e Steve Reid, sabato 18 novembre, Brancaleone (7 euro + prevendita)
* Matt Elliott e Manyfingers, martedì 21 novembre, Sainsbury Lecture Theatre (British School), ingresso a sottoscrizione [grazie Emiliano]
* Sporco Impossibile: Silence is Sexy + Oink!, mercoledì 22 novembre, Circolo degli Artisti (ingresso libero)
* Arab Strap, giovedì 23 novembre, Circolo degli Artisti (12 euro)
* WhoMadeWho (live set) + Ether (live set), venerdì 24 novembre, Auditorium Parco della Musica (10 euro)
* You Say Party! We Say Die! + Cat Claws, sabato 25 novembre, Circolo degli Artisti (8 euro)
* Sporco Impossibile Nite: Sant'Antonio Stuntmen, E il dentro e il fuori e il box 84, Carpacho!, Amycanbe, mercoledi 29 novembre, Circolo degli Artisti (5 euro)
* Moka + Slim, sabato 2 dicembre, Circolo degli Artisti
* Twilight Singers feat. Greg Dulli & Mark Lanegan, sabato 9 dicembre, Circolo degli Artisti (16 euro)

15 novembre 2006

Il superfluo di cui non fare a meno

Dice indiessolvenza: una volta gli americani ascoltavano l'inno, prima delle partite di football. Ora ascoltano i Radiohead, in un'esibizione che per noi poco pratici di football è visibile in tre parti su YouTube: 1, 2, 3. Da rimanere a bocca aperta.
Su Wikipedia la lista delle performance della Pride of Arizona, anno per anno.

Una volta i paesi scandinavi e il Canada esportavano merluzzo, petrolio e legname. Una volta le band indipendenti per passione o necessità nascevano e morivano nei garage. Ora i Figurines ricevono qualcosa come 14mila euro da un'agenzia governativa danese mentre ai Broken Social Scene e alla Arts&Crafts sono stati offerti 100mila euro dall'agenzia canadese per il sostegno ai musicisti emergenti. Ne parla il New York Times.

Una volta spaccavano i bassi sul palco, mostravano ossa e muscoli e bevevano birra allacciandosi la patta dei pantaloni. Nell'epoca dei groupie al maschile bisogna invece accontentarsi di un photoblog sulle donne del rock, una rassegna di sudore e gonnelle dalle più ignote band di mezzo mondo.

Domani, con chi vorrà esserci, ci si vede qui.

14 novembre 2006

The rose has teeth

Involuti più del solito, a cavallo tra sperimentalismo sterile e sincretismo simbolico-musicale, tra musique concrète e purissima incomprensibilità, ho deciso che gli ascolti dedicati agli ultimi Matmos non sono stati sufficienti. L'apparenza di The Rose Has Teeth in the Mouth of a Beast si lega in qualche modo al titolo stesso dell'album, un'apparenza di modernismo vintage da allestimento in un museo d'arte contemporanea, da installazione da osservare da lontano mentre lei si illumina, vibra, emette suoni sintetici dal fondo di un corridoio. Un'apparenza fatta di nonsense e strutture filosofiche, immagini semiorganiche - uno scrittoio in decomposizione gravato di faldoni pieni di ritagli, biografie, schizzi, in cima al quale sono posati fiori di un genere non identificabile.
Ma la sostanza rivela qualcosa di più prossimo a un concept album, o alla ricerca di un folle. Quanto si intuisce scorrendo l'elenco dei brani, dieci titoli che rimandano ad altrettanti ritratti di più o meno oscure personalità omosessuali, non è che un indizio verso quanto è celato sotto la superficie. Stralci, rimandi e citazioni brulicanti, istantanee in musica di vite di fotografi, scrittori, pensatori e re. Sebbene il patchwork del duo californiano appaia meccanico, allucinato e per certi versi pretenzioso, si fa fatica ad abbandonarlo a metà, senza avere idea di cosa ci verrà mostrato, dopo, e come. È una struttura impressionista affogata in pretese artistiche contemporanee all'interno della quale si rincorrono voci e stili diversi, Zeena Parkins e Björk, Antony e Laetitia Sonami, un jazz condito di theremin per Patricia Highsmith, un rag decostruito per Burroughs, un brano disco per il deejay Larry Levan, un quadro dall'incedere barocco ma che finisce in farsa per Ludovico II di Baviera e il suo cavallo preferito. A chi voglia riannodare tutti i fili i Matmos stessi mettono a disposizione una guida ai riferimenti e alle metafore contenuti nel disco. Potrei anche farne a meno, se solo la curiosità non fosse troppo forte.

Matmos - Roses and Teeth for Ludwig Wittgenstein (3:24)
Matmos - Snails and Lasers for Patricia Highsmith (5:52)

13 novembre 2006

Duper Sessions

Ci sono un paio di decine di album ascoltati e riascoltati in questi ultimi mesi dei quali non ho detto assolutamente nulla, vuoi per pudore o per semplice dimenticanza. Di Sondre Lerche non ho mai parlato, che ricordi; mai e poi mai, se non per fare bella figura con qualche norvegese - uno dei pochi atti di piccola vanità che ricordo di essermi concesso, o che possa permettermi. Lasciato nel 2002 come compositore di gioiellini pop, Sondre Lerche è ricomparso nella prima parte di quest'anno in veste di crooner bambino con le sue Duper Sessions. Con il piglio di quello che ha studiato e con il Faces Down Quartet che provvede agli accompagnamenti e all'atmosfera, sobri e discreti come in Two Way Monologue seppur diversi, quello che se non ho sbagliato i conti è ormai un 23enne si diletta a mettere insieme una bella raccolta di melodie molto più jazz di qualsiasi cosa ci si sarebbe potuti aspettare dal ragazzo. Conservando nel disco la propria vena pop le affianca, dosandolo magistralmente, il contributo di arrangiamenti profondamente innovativi, per quanto sono vecchio stile, studi puliti e bene illuminati, qualcuno che ride, capelli scompigliati e fotografie in bianco e nero. Non è troppo paradossale che riescano meglio i brani originali che i rifacimenti di Cole Porter o Elvis Costello, per non parlare di Nightingales dei Prefab Sprout. È un disco molto tirato a lucido e per questo lontano dalla perfezione. Non sazia ma solleva lo spirito, è un modo essenziale e forse ingenuo di comunicare amore e meraviglia. In fondo quello che dovrebbe fare tutta la musica.

Sondre Lerche - I'm Not From Here (2:01)

10 novembre 2006

E basta così

In questa città dove lamentarsi è legittimo ma sempre totalmente inutile. Qui dove devi guardarti allo specchio e domandarti: dov'è che vuoi andare stasera? Nel modo in cui si guarderebbe un bambino che chiede qualcosa che non gli sarà concesso, sia questo stare in piedi fino a molto oltre mezzanotte in quel della Casilina Vecchia, sia andare a mettere i dischi da qualche altra parte. Qui, dove ho sempre più voglia di chiudermi in qualche cameretta, garage, soffitta e con le cuffie sulle orecchie registrare tante cassette. Così, chi vorrà ascoltarle, non potrà mai saltare alla traccia successiva semplicemente spingendo un tasto.
Ignorare polemiche spicciole da birra al banco, gossip, colore da rivista musicale. Vivere una vita, a volte si dimentica come farlo. Su Nerds Attack!, bignamino di quel che succede da queste parti, una lista di quello che abbiamo imparato bazzicando in certi giri:
* Chi non è morto, seppur non faccia nulla per dimostrare il contrario, continua a suonare
* I Babyshambles sono i nuovi Sex Pistols anche se non c'è più l'urgenza di cambiare l'humus di una società alla deriva ma solo quella di lanciare (magari) una linea di abbigliamento
* Plagiare i Joy Division è segno di qualità
* Tagliarsi i capelli e vestirsi come Ian Curtis è segno di originalità
* La buona musica è divertente
* Devendra Banhart è un genio
* I DJ "suonano"

Intanto ieri sera, mentre ero altrove:
L'Alpheus è un posto terribile, forse il peggior luogo per concerti di Roma. Ma, nonostante tutto, è la location più consona ad ospitare un live come quello dei Lemonheads.

Al netto dei forse e dei ma, quando Colasanti scrive una simile recensione di un live romano merita un applauso. Dopo quattro concerti visti al Qube e uno all'Alpheus, in quei due posti non metterò mai più piede.

05 novembre 2006

Musica da bere, cocktail da ascoltare



Questo giovedì, a meno di dieci minuti di distanza dal Circolo degli Artisti. Speriamo che il posto si riveli completamente all'altezza della musica e la musica all'altezza di chi vorrà esserci.

02 novembre 2006

Musica per Roma

Da aggiungere alla lista dei concerti persi o non visti, in quella zona in cui il confine tra le due categorie va assottigliandosi, ci sono Antony e Charles Atlas martedì sera all'Auditorium e Langhorne Slim ieri alla Locanda Atlantide. C'è un intero catalogo di concerti persi che segna una persona quasi più di quelli a cui si è stati.
Questa sera all'Auditorium suona Terry Riley in compagnia di Matmos, Alter Ego e Scodanibbio. Ingresso alle 21 al prezzo di 25 euro, perché l'Auditorium è di tutti e per tutti. Perché Wally lo dice sempre: abbiamo l'Auditorium. Voi, lì a lamentarvi di buche e incidenti in metropolitana, alzate gli occhi: abbiamo l'Auditorium. L'Auditorium, il mausoleo di Richard Meier, la festa del cinema, la metro C, Francesco Totti. Abbiamo l'Auditorium democristiano al sapore di Pernod del sindaco Wally, con i suoi democratici biglietti da 25 euro. Brad Mehldau lunedì sera a soli 20 euro in galleria, 30 in platea. L'Accademia Nazionale di Santa Cecilia con il suo Mozart tra i 30 e i 40 euro.
A chi aborre le élite culturali e fa fatica a entrare nella dominante élite economica, ammesso che voglia entrarci, segnalo Amari, The Ian Fays e Arab Strap prossimamente al Circolo degli Artisti, ignorando Casino Royale, Lemonheads e Giuliano Palma perché suoneranno all'Alpheus.
Inkiostro, per coloro più prossimi a Milano di quanto lo sia io, segnala la presenza di Beth Gibbons insieme a Rodrigo Leão domani al festival Eurotribu. Solo per non parlare di Kieran Hebden and Steve Reid il 19. Ad ogni modo, la nostra Gibbons ha fatto un concerto dopo Out of Season e l'ha fatto l'anno scorso, a Bristol.