29 ottobre 2006

Verso Live Loud

Perché ormai, come cantava Beth Gibbons, there's no time to rest or to reconsider. In dodici ore si è deciso di organizzare qualcosa che non ho mai tentato né vissuto. Avessi avuto del tempo per riflettere, probabilmente avrei rifiutato ogni proposta. In genere non ballo, non faccio conversazione. Se mi lasci mettere i dischi, metto i dischi.
Questo giovedì si terrà un assaggio di Live Loud, serata musicale del giovedì in cui, per l'appunto, metto i dischi. La vera serata inaugurale si terrà invece il 9 novembre. Si ha come sottotitolo: la sottile linea tra il disc jockey e chi mette i dischi, come imparare a superarla ed essere con consapevolezza e un minimo di orgoglio chi mette i dischi. I deejay sono altro. I deejay hanno i 33 giri, gusti musicali definibili, più cavi, le cuffie migliori, molta tecnica.

Live Loud, episodio #0
Secrets Cafe - Via Tuscolana 692, Roma
Giovedì 2 novembre, 22:00/2:00


Il tempo si dividerà tra laptop e compact disc, con una prevalenza (immagino) del primo. Ci si rifiuta di usare i FinalScratch o qualsiasi cosa che gli assomigli. I compact disc non possono essere manipolati direttamente. La musica liquida nemmeno. Gli scratch non hanno senso. Hanno senso sul vinile, le manopole hanno senso su un paio di piatti, lo hanno le leve, i bottoni. Tutto il resto è digitale e tale deve apparire. Sono segnali, fasci laser, nessuna puntina. Quello che può fare una manopola su un lettore CD, può farlo altrettanto bene un indicatore sullo schermo di un laptop. Senza peraltro fingere di essere analogico.
Quasi ogni possibile accusa di pretenziosità e/o inettitudine che potrebbe essermi rivolta sarà già stata prevista, valutata e accolta con un'alzatina di spalle. In fondo metto solo un po' di musica. Tra i miei difetti potrebbe esserci una qualche mancanza di originalità. Perciò, a proposito delle accuse di cui sopra, se insulti devono esserci che siano almeno originali. Saprò apprezzarli.
Nessuna garanzia, solo la speranza di far partire qualcosa di diverso in questo angolo d'Italia. Il passare delle settimane mostrerà se e come si può fare il salto da Luomo ai Postal Service, dai Dining Rooms ai Fare Soldi, dai Lamb ai Tilly and the Wall.

L'inessenzialità di essere obiettivi

Che consideri Kreuze und Krokodile un piccolo capolavoro, un punto di massimo relativo nella discografia italiana-in-italiano, non è un mistero. Non lo è neppure il fatto che lo consideri uno dei dischi dell'anno non ancora concluso. Mi chiedono di essere imparziale sui Fumisterie. In questo brutto periodo di silenzio ho visto concerti senza però parlarne. Ero a sentire i Virginiana Miller, ero da Casiotone for the Painfully Alone, ero in posti che giuro di non ricordare nemmeno più. Però sui Fumisterie mi hanno chiesto di essere imparziale.
E allora, al di là di ogni parzialità o imparzialità, quel disco mi piace ogni mese di più, ha una copertina che adoro, è di un gruppo che dal vivo rende bene, non meglio né peggio che su disco ma semplicemente in modo diverso, un gruppo bello, onesto e musicalmente due gradini al di sopra di molti dei musicisti di passaggio al Circolo degli Artisti. Marco Sutera è sempre Marco Sutera e i Fumisterie non dovrebbero aprire per nessuno, men che meno per i Masoko, con rispetto parlando.
Stasera i Fumisterie hanno cazzeggiato amabilmente per tutta la durata del loro set. I risultati sono stati ottimi, a dispetto del clima e dell'acustica. Buona parte del pubblico attendeva quello che sarebbe venuto dopo. Così sia.
Lunedì 30 al Traffic suonano i Diuesse, i belgi Confuse the Cat e The Shadow Line.

21 ottobre 2006

Vivere poco

Ultimamente sono stato poco da queste parti. Ero sempre a non fare né dire niente di interessante altrove, piuttosto che farlo qui.
Di dischi ne ho ascoltati ma, considerando il solito daffare, temo se ne parlerà più in là o a fine anno. Si è andati da un preascolto di Milkwhite Sheets di Isobel Campbell a Peeping Tom, passando per Badly Drawn Boy, Broadcast e il nuovo di Clark. Non ci si è pentiti di aver ascoltato nulla di quello che si è ascoltato.
Giovedì sera metto un po' di dischi al Secrets Café, un bel posto sulla via Tuscolana. Il civico è 692, subito dopo via dell'Arco di Travertino venendo dal centro. Ci sono i cocktail, i divanetti e la musica, ma dal sottoscritto non c'è da aspettarsi grandi miracoli al mixer. Solo buona musica, che è quello che conta. Se l'episodio pilota va bene si organizza dell'altro.

11 ottobre 2006

Polar Days

Maniago città di coltelli e musica esiste sulla carta della provincia di Pordenone e sulle copertine dei dischi di Knifeville. Nata come etichetta nel 2003, Knifeville ha pubblicato negli ultimi anni una manciata di dischi di band locali con orizzonti ampi, sonorità dal post-rock al folk acustico e tanto buon gusto artigiano. Lasciare scorrere dita e occhi su copertine e libretti è già metà della gioia, con Polar Days dei Ten Thousand Bees che non fa eccezione. Fiori viola-rosa che spuntano tra l'erba bruciata o sfocata o entrambe le cose. Scorci di un nord-est più a nord e più a est di quello conosciuto, con bordi sfumati e collocazioni incerte, confini musicali esplosi, come L'Altra in un appuntamento pastorale con Lali Puna e Blonde Redhead all'ombra dei Tortoise.
Incontro tra ex di Oslo e Le Corbusier, usciti tempo fa sempre per Knifeville, più la voce di Cristiana Basso Moro, i Ten Thousand Bees uniscono in modo fluido e con una delicatezza estrema il post-rock più tiepido, nei toni e nelle atmosfere, con le chitarre angolose di un indie rock di routine ed episodi che rincorrono il krautrock senza volerlo raggiungere. È un lavoro breve e cristallino, di melodie sostenute da intrecci di voci maschili e femminili addolciti a loro volta dalla compagnia di glockenspiel, vibrafono e farfisa. Maniago sembra sempre più il posto di sogno nascosto oltre ogni provincia, dove puoi invitare a suonare S.J. Esau o i Lucksmiths, organizzare i concerti che vuoi sentire, far uscire su vinile il 7" degli Oslo, scattare 500 polaroid. Se l'autunno fosse fatto solo di luce tra i rami, umidità sulle finestre e inquietudini discusse sedendo sull'erba, Polar Days sarebbe uno dei miei dischi autunnali definitivi.

01 ottobre 2006

Autoreverse

Le settimane finiscono la domenica e riprendono dal lunedì senza che nessuno mai glielo chieda. Non ho mai amato l'autoreverse in certi mangianastri. Ho bisogno di sentire con uno scatto la fine del lato A, tirare fuori la cassetta e inserirne l'altra faccia. Riavvolgendo un lato a caso, è sempre un'immensa scocciatura attendere l'istante in cui fermarsi: prima che cominci il riavvolgimento dell'altro lato, ma non tanto presto da trovarsi già oltre l'inizio del lato da riavvolgere.
Il massimo che ci si è permessi da tempo è stata una birra all'ESC, tra le opere dei degni Banksy de noantri (qui e qui) e un gruppo jazz il cui abbozzo di Two Bass Hit valeva da solo la sottoscrizione. Dopo tante solitudini passate a farsi da mangiare e forti silenzi che non si sanno spiegare, ho paura che gli aggiornamenti di questo blog continueranno a essere scarni e sporadici fino a quando quella che ora è Vita, fatta di illusioni, idee, progetti, non diventerà semplicemente vita, fatta di tutto quello di cui una vita con la minuscola dovrebbe essere fatta.

Per i dischi ascoltati rimando direttamente alle classifiche di fine anno o a Pitchfork. Aggiunta intanto nuova musica nella colonnina qui accanto.

Credo proprio che, nonostante Final Fantasy e Forward Russia, questa settimana inizierò ad annotare quanto avrò risparmiato non andando al Circolo degli Artisti. Il fatto che gli OK Go o la serata FF+FR costino 12 euro l'una la dice lunga su quali cifre chi frequenta il Circolo è disposto a spendere. Si potrebbe acquistare un abbonamento da 15 euro per entrambe le serate, se non si dovesse poi essere costretti a piegarsi per due notti di seguito agli assurdi orari del Circolo. Eppure, maledetti, la tentazione è forte.
Sarà gratuito il concerto dei Virginiana Miller questo sabato e (credo) anche quello dei Fumisterie mercoledì 11 a piazzale Aldo Moro nel corso di Upside Town.

A volte penso alla top-five dei lavori dei sogni, dove sono sicuro comparirebbero da qualche parte fumettista, regista (tranne tedesco o di film muti, ovvio) e architetto. Sto cominciando a essere prevedibile anche per me stesso. Poi ricordo che ho fatto e faccio tutt'altro e che tutto ciò mi piace. Letti nelle ultime settimane su Se me lo dicevi prima, questo e questo post riassumono i temi di cui mi trovo più spesso a discutere con me stesso e di cui dovrei discutere con i miei vicini di gomito, se non avessimo tutti troppi altri impegni.
Non sono molto geek né ho mai visto questo programma qui, però forse la risposta definitiva a tutto quanto è nel terzo paragrafo di questo post. Non importa la sua banalità, conta la formulazione.