Il disco soft rock più bello e meno ascoltato del duemilasei. Il secondo LP dei Midlake, che avevano alimentato ottime speranze due anni fa dopo Bamnan and Slivercork, è un album che ho visto ridimensionarsi di mese in mese. Se la sua longevità non è messa in dubbio - in fondo è pur sempre in classifica - guardandolo a posteriori risulta essere un album troppo stratificato per essere apprezzato con continuità nel corso di un solo anno. Se i rimandi, che vanno dal rock americano dei 70 ai Grandaddy, fanno di Roscoe la colonna sonora di più di un ricordo del duemilasei, è anche vero che il resto della vaga linea narrativa dell'album è finito presto nel dimenticatoio.Midlake -
9. Sparklehorse, Dreamt for Light Years in the Belly of a Mountain
Il primo segno di vita di Mark Linkous dopo cinque anni di silenzio è stato tanto soddisfacente quanto discontinuo e frammentario (entrambi gli aggettivi in possibili accezioni positive), triste come un tramonto rubato o quella sensazione di essere a un passo dal capire cosa potrebbe voler dire essere felici. Fragile e abissale, anni trascorsi nelle viscere di una montagna impegnati con tutta la mente e tutta l'anima a piangersi addosso, a distorcere la propria visione di sé, a immaginare il mondo come più surreale e poetico di quello che è là fuori. Tra indie rock, melodie pittoriche e chitarre distorte, perché essere ottimisti?Sparklehorse -
8. Fumisterie, Kreuze und Krokodile
Uno dei pochi dischi italiani-in-italiano ascoltati quest'anno. La migliore risposta da parte dei Fumisterie alle aspettative che si erano create sul loro conto: se c'è chi ha ascoltato il tuo primo album e l'ha messo da parte, fai di meglio. Ed ecco che i testi allegorici di Kreuze und Krokodile hanno cominciato a riempirmi le giornate, le melodie a essere canticchiate in macchina e ogni raggio di luce nel cielo di Roma che mi ha fatto socchiudere gli occhi ha contenuto i sogni siderei di Marco Sutera e quel continuo senso di pacifico movimento di Kreuze und Krokodile.Fumisterie -
7. Fujiya & Miyagi, Transparent Things
Non sono giapponesi ma vogliono esserlo. Hanno voluto sfondare la porta dei ricordi in modo impeccabile ma senza fare rumore, hanno voluto infilarsi nell'ultimo spiraglio di deprimente estate che rimaneva con la testa nell'elettronica e i piedi nel krautrock. Sintesi di Kraftwerk e Can, contemporanei dei Ladytron e del nippofilismo postmoderno, funk e beat rilassati, sinestesie e strumentazione vintage, Fujiya & Miyagi hanno messo alla prova la mia capacità di dare etichette. Ho desistito dal catalogarli, se a qualcuno interessa.Fujiya & Miyagi -
6. Herbert, Scale
La stima che nutro nei confronti di ogni singolo pseudonimo, personalità, identità di Matthew Herbert mi ha reso immediatamente parziale nei confronti di Scale. La musique concréte nella ricetta del manifesto herbertiano conquista sempre, anche e soprattutto nella forma più ballabile, elettronica, ascoltabile e politicamente impegnata. Si racconta delle situazioni estreme in cui Herbert ha voluto raccogliere campioni e delle sessioni tra Abbey Road e casa sua e di Dani Siciliano, che a braccetto con il suo Matthew continua a regalare quel cantato jazz secco ed efficace - arricchito dalla poco precedente esperienza di Herbert su Ruby Blue. Si racconta, se non sbaglio, di registrazioni sott'acqua e pompe di benzina. Liberi di non crederci. Quello che resta è un disco da notte stellata e riflessi nel buio, amore e arrangiamenti sontuosi.Herbert -
2 commenti:
nooo speravo che almeno tu ti saresti sottratto a queste stupide ed inutili classifiche di fine anno...
Sono divertenti. Quella dell'anno scorso era perfino più stupida.
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