
Quello che segue è un diario retrospettivo di come sarebbe dovuto suonare il mio duemilacinque se tutti i dischi fossero usciti quando avrebbero dovuto e io li avessi ascoltati quando ne avevo più bisogno. Tutto sommato non ho mentito molto, solo anticipato un paio di pezzi e omesso un paio d'altri. E dire che di liste non volevo farne. È particolarmente confortante notare come rispetto gli impegni presi con me stesso. Considerando anche che mi ero promesso di non toccare alcool a capodanno, posso stare certo che il 31 dicembre qualcuno dovrà essere così compassionevole da accompagnarmi a letto. No, non necessariamente in quel senso.
Il mixtape dell'anno morente, schifosamente eterogeneo, sarà disponibile per una settimana o anche meno. Non ha il pregio di essere coerente né particolarmente interessante. Forse non include i brani migliori ma solo quelli secondo me più rappresentativi. Trattandosi di un collage per la memoria futura, di una time capsule musicale, fa quello che deve fare in modo ingenuo e onesto. Speriamo nessuno se la prenda troppo se per qualche giorno facciamo i pirati.
Gennaio:
Kasabian, I.D.. Tutto il freddo e tutti i problemi ereditati dall'anno passato che fanno il grande balzo verso quello nuovo. Una band inglese di primo piano trascurata nel periodo precedente, l'autista di Charles Manson, surriscaldamento e mal di testa. Un po' di Primal Scream e belle atmosfere sanguigne, il primo sguardo dal basso in alto rivolto al duemilacinque.
Febbraio:
Antony and the Johnsons, You Are My Sister. Quasi tutta la malinconia del duemilacinque ha avuto un nome, una faccia, una band. E collaborazioni di lusso, come quella con Boy George. A febbraio risale anche la foto che accompagna il post, la mia foto dell'anno. Febbraio: umoralmente parlando, i momenti più bassi gomito a gomito con i migliori.
Marzo:
Stars, Your Ex-Lover Is Dead. Il mio pezzo pop dell'anno, brillante e crudele, in un disco incendiario e autodistruttivo dalla band canadese da cui non te lo aspetteresti. Non è vero che il Canada invaderà gli Stati Uniti: lo ha già fatto e sta passando al resto del mondo.
Aprile:
Beck, Earthquake Weather. Sdraiato su un'amaca sorseggiando una bibita e imprecando contro la primavera che arriva. Rumoracci, scratch, tastierine e nonsense per uno dei momenti più riusciti di
Guero.
Maggio:
Perturbazione, Chiedo alla polvere. La band di Torino diventa grande. Piove, si è stanchi, mattine trascorse a pulire e mettere in ordine. Continuo a chiedermi dove vanno a finire i miei giorni.
Giugno:
The Decemberists, Engine Driver. Se non mi ami lasciami andare, era quello che avrei gridato a tutti. Sussurrata e sussurrabile infinite e infinite volte,
Engine Driver era la mia gemma di
Picaresque, la ballata che non può essere fino in fondo sé stessa senza un oceano davanti, tanto fumo alle spalle e un cuore spezzato dentro.
Luglio:
Stephen Malkmus, Freeze the Saints. Ascoltare Malkmus quando arriva l'estate è come trovare un vecchio amico che ti bussa alla porta proprio quando sei solo e hai bisogno di qualcuno.
Freeze the Saints è quasi l'unica canzone che riporta alla memoria il tempo d'oro dei Pavement, l'ho notato e in molti me l'hanno fatto notare, ma importa poco. Nothing lasts for long, except the earth and the mountains.
Agosto:
Maximo Park, Apply Some Pressure. I Maximo Park sono sfigati, ossuti, rissosi e si sente lontano un miglio che Paul Smith è di Newcastle. I Maximo Park mi sono piaciuti un casino. A volte tolgo il cappello e mi inchino al revival new wave. Poi lo rimetto su, faccio qualche passo di danza buffo e mi getto nella mischia.
Settembre:
Clap Your Hands Say Yeah, Blue Turning Gray. Settembre è un mese di passaggio,
Blue Turning Gray lo è quasi altrettanto. Al di là del fatto che amo qualsiasi cosa abbia
blue nel titolo, i Clap Your Hands Say Yeah li ricordo soprattutto per i momenti di calma prima e dopo la tempesta.
Blue Turning Gray è la versione omeopatica di uno dei miei gruppi dell'anno.
Ottobre:
Amari, Venere non ritorna. Gli Amari mi hanno fatto tornare ad amare la musica italiana nello stesso vernacolo dantesco. Il merito è tutto loro. Una vita al neon, anime aperte ed espressioni a metà tra sorridenti e crucciate guardando chi appoggiato al banco beve Pernod.
Novembre:
Scout Niblett, Relax. Tutta l'immediatezza di una cantantessa che nel duemilacinque ho continuato ad amare e ho anzi amato con intensità maggiore di quella del precedente
I Am. Tranquilla e inquieta, cantato ruvido, con
Relax ho provato a imparare di nuovo a piangere.
Dicembre:
Sufjan Stevens, The Man of Metropolis Steals Our Hearts. Che Sufjan Stevens ha intenzione di scrivere un disco per ciascuno degli stati che compongono gli USA lo sanno tutti. Tutti hanno detto che
Illinois è splendido. Se mi accodo e lo ribadisco anch'io non posso sorprendere né essere rimproverato.
Nel prossimo anno porto con me
What Else Is There? dei Röyksopp. Considero
The Understanding un disco pessimo ma ultimamente ho apprezzato quel brano dopo aver visto il suo video. Ho apprezzato il brano grazie al video e il video grazie alla vocalist e
Karin Dreijer quasi solo per merito del suo accento. Credo che
What Else Is There? sarà il mio pezzo di gennaio duemilasei. (
Qui il video - scegliere "Music Videos", "Martin De Thurah" e infine "What Else Is There?").
Tra gli altri momenti da ricordare c'è
Arched Maid Via RDJ di Aphex Twin. È sia del 1995 che del 2005, Aphex è riuscito a rendere tangibile come mai la circolarità del tempo. Si è citato il decennale di
Hangable Auto Bulb ma non va dimenticato che quest'anno ricorreva anche quello di
Endtroducing di DJ Shadow, pietra miliare dell'arte del campionamento. Forse definirla arte è troppo, meglio ripiegare su qualcosa come "buon artigianato del campionamento".
Fatto curioso, mi accorgo solo ora che Kasabian
era un disco dell'anno scorso. Non a caso è finito a rappresentare il mese di gennaio. Quando si ricostruiscono i calendari passati si deve sempre fare i conti con tutto ciò che si vorrebbe ricordare in un modo e, alla fine, si scopre essere andato in un altro.
1 commenti:
Voto mille: I Kasabian. Seguono a pochi passi: Decemberists. Scoperta: Perturbazione. Buon tutto, per questi giorni...
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