Fumisterie. Roma, Zero Club, 19/11/2005.La bellezza di una voce non è tutto. Una voce può essere anche interessante, attraente, piacevole. Non so se Marco Sutera, voce dei Fumisterie, ha una bella voce. C'è chi dice di sì. Sul palco Marco Sutera è anima e seconda delle due chitarre, accompagnato e accompagnante una tipica formazione indie pop-rock, con i suoi basso, chitarra e batteria. La voce di Sutera sa sostenere la struttura classica e sognante dei brani dei Fumisterie, ognuno un piccolo studio, un'esplorazione rilassata delle frontiere dell'indie rock chitarristico. L'efficace spalla di Sutera è sicuramente la chitarra di, leggo come si chiama, Mattia Candeloro. La forza dei Fumisterie è nella dolcezza del cantato e in quell'aggressività soffocata quasi con rassegnazione che permea tutti i pezzi. C'è ironia nei bei testi e un accento divertito nel modo in cui le melodie si sviluppano e allargano lentamente, nelle pause, nei frequenti cambiamenti di ritmo. Ma al tempo stesso Sutera ogni tanto quasi sospira cantando o, meno spesso ma in modo significativo, si dedica alla sua chitarra e al suo microfono socchiudendo gli occhi, allontanandosi da tutto e facendo un mucchio di smorfie. I Fumisterie, come tante altre band, sono di gran lunga migliori dal vivo che su disco. Negli esigui ma ben curati spazi dello Zero di Montesacro la band sembra cercare di dare il meglio. A dispetto del fatto che la voce di Sutera vada su e giù - siate comprensivi, è una settimana che ha il mal di gola - e del fatto che anche i volumi del mixer vadano su e giù senza motivo, o forse proprio grazie a questo, l'atmosfera della serata è magnifica. Se ho capito bene il locale è stato rinnovato da poco. Sembra di essere stati invitati a casa di un amico di un amico, una casa con le sue fotografie appese all'ingresso, i suoi angoli bui e un salotto accogliente in cui qualcuno sta suonando, illuminato da faretti fissi e discreti appesi al soffitto. È il locale che ci si aspetta di trovare a metà strada tra un centro sociale, un club indie-fighetto e il divano di casa mia. A Roma ci sono aree che vanno valorizzate, come dicono quelli del comune, e in quelle aree ci sono locali in cui vale la pena andare. E se in quei locali vale la pena andare allora lì devono suonare band che meritano di essere ascoltate. I Fumisterie, non serve neanche dirlo, meritano di essere ascoltati. Sono romani, freschi, onesti, ottimi dal vivo e più che indipendenti del tutto autoprodotti e autopromossi. Fanno proprie esperienze musicali da scantinato d'oltreoceano in tinte pastello e in toni smorzati e musicalmente parlando possono permettersi perfino di omaggiare Paolo Conte con una versione libera e rock di Bartali. Alla fine del concerto ho comprato il disco e una spilla del collettivo Polyester. Mentre la band che avrebbe continuato la serata saliva sul palco io e gli altri abbiamo raggiunto Sutera. Ora, c'è chi ha detto che i Fumisterie sono antipatici. Io non riesco a considerare antipatico qualcuno che, quando ha appena finito di suonare, chiede a te con un sorriso: com'è andata?
Altre foto qui.
4 commenti:
Una penna veramente emotiva senza essere drammatica. Delle foto che ritraggono dei santi d'inverno più che dei musicisti...evanescenti, diafani. Vedete e sentite anche voi molto di più?! Potrebbe essere un vantaggio. Magari riuscirete a vivere con il lavoro che già fate così bene per passione. Non posso celare una mia predilezione per i free lance e ammetto che questa gioventù disperata di parole e immagini mi ha colpito. Acuta, sensibile. Forse capiterà di fare questa intervista e potrò spiegarvi tutte le connessioni "segrete" tra Fumisterie, Polyester, Galilei, Orchestra di Piazza Vittorio, etc... a presto Marco
Colpita.
Anche io, per connessioni segrete,
da foto e parole giallo ocra...
Marco: Il mio era solo un post, nonostante a posteriori Damiano abbia voluto chiamarlo articolo e sempre a posteriori abbia voluto mettere insieme le sue foto con quelle quattro cose che ho annotato sul concerto. Ci vediamo presto, comunque.
una delle poche band di roma che è nata nella musica scoprendola piano piano attraverso le farie fasi emotive di crescita e di sviluppo umano...la tecnica è solo un linguaggio più altolocato dal quale molti musicisti partono...i fumisterie sono in primo luogo artisti e questo fa si che la loro musica sia vincente!BRAVI!
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