11 giugno 2005

(And I feel fine)

R.E.M. + Zeropositivo. Roma, Stadio Olimpico, 10/06/2005.
I concerti dei R.E.M. rimangono i concerti dei R.E.M., ma più passa il tempo e più i R.E.M. cambiano. Resta la struttura portante e restano venti dischi da cui attingere per creare una scaletta che rifletta il tono che la band vuole dare alla serata, ma i tre di Athens acquistano di anno in anno nuove sfaccettature. Vanno fino in fondo e tornano su con qualcosa di nuovo - indipendentemente dalla musica che hanno prodotto e dall'immagine di sé che vogliono fornire alla stampa. Ieri hanno aperto il concerto gli Zeropositivo, gruppo di Milano in formazione classica con cantante chitarrista, prima chitarra, basso e batteria. Sarà che c'era ancora molta luce, sarà stato l'animo leggero della fase pre-concerto, ma ho avuto la sensazione che degli Zeropositivo sul palco non fregasse niente a nessuno. Senza cattiveria, io sono sempre ben disposto nei confronti dei gruppi spalla. Non conoscevo gli Zeropositivo, non li conosco tuttora. Bravi, davvero, ma senza il quid che contribuisce a far distinguere una band nel mare di omologatissime band rock italiane in lingua italiana. Poi magari mi sbaglio. Anzi, glielo auguro.
Around the Sun è uno dei dischi più deboli nella carriera dei R.E.M. Nel corso del concerto più che attraverso le varie opinioni raccolte è stato facile notarlo. Senza mai perdere la concentrazione e l'intensità con cui hanno condotto l'intera performance, i R.E.M. hanno ricevuto le risposte più fredde proprio nei confronti dei brani estratti dall'ultimo album - con la rilevante eccezione di Electron Blue, ché quando un pezzo è bello è bello e basta. Primi due pezzi da Monster, per creare l'atmosfera rock che avrebbe caratterizzato tutto il concerto. Michael Stipe in completo nero e mascherina blu verniciata sugli occhi. Più passa il tempo e più Stipe somiglia a un villain dei fumetti Marvel. Il carisma strettamente fisico, il look eccentrico, quel ghigno che vorrebbe essere un sorriso a balenare sui maxischermi molto di rado; i movimenti nervosi e stilizzati, il piegarsi a terra in una bizzarra caricatura di se stesso. Peter Buck è sempre discreto ed efficiente. E Mike Mills è sempre Mike Mills. Long live Mike Mills.
A seguire un po' di tutto, in libera indifferenza verso gli ordinamenti cronologici e i collegamenti puramente umorali: Bad Day, Leaving New York e Leave, quindi i momenti più intensi con Everybody Hurts, Orange Crush, la protesta di Final Straw e una Walk Unafraid molto elettrica. Tutto tiratissimo, senza interruzioni né commenti. Ogni brano nella seconda parte del concerto è stato un'aggiunta al precedente, una sorta di bis continuo. Tutti in piedi. Imitation of Life, Get Up, The Great Beyond, Nightswimming, una dal disco nuovo, un inedito, e Man on the Moon in chiusura come a Milano. Vanno citate tutte, perché i concerti dei R.E.M. non sono concerti: sono dei greatest hits dal vivo. Non sarà la fine del mondo, però per me va bene.

2 commenti:

Carlo ha detto...

A me around the sun è piaciuto, non l'ho trovato così deboluccio.

Daniele ha detto...

C'erano quelli che consideravano Monster il peggiore disco dei R.E.M., per carità. Forse anche Around the Sun ha solo bisogno di tempo. Come per gli Zeropositivo, Carlo: mi piace sbagliarmi.